ProfStanco

un altro giorno da descrivere

Chi sono

Utente: ProfStanco
un professore di diritto costituzionale che scrive un blog che non dovrebbe occuparsi di diritto costituzionale

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
martedì, 24 novembre 2009

Ciampi: era meglio quando cantavi il vino

piero-ciampi-piccolaIl presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi fu accolto nella sua città natale da una scritta di dimensioni ragguardevoli: Ciampi, era meglio quando cantavi del vino.
Testo degno di un Cardinali.
Perfettamente disincantato, come è di una città in cui si sta troppo bene per poter immaginare di aver voglia di lavorare.
Ma Ciampi non è più livornese da molti anni.
Di conseguenza, invece di non far nulla, continua a lavorare anche in pensione e rilascia interviste che possono essere considerate interferenze istituzionali.
Ciampi è un pensionato.
Un pensionato particolare perché è stato il presidente della Repubblica.
Ha rilasciato una intervistsa a Repubblica censurando in termini decisamente forti il presidente del Consiglio dei Ministri, fra l'altro, sul tema delle leggi ad personam, che sono sicuramente una questione molto delicata sul piano costituzionale.
E' arrivato al punto di suggerire a Napolitano di avvalersi della prerogativa di non promulgare la legge una volta che sia approvata dalle Camere.
Questa esternazione, come si chiamavano le dichiarazioni di Cossiga, con il tono di chi definisce un discorso con il sapore di un rumore involontario del corpo, pone alcune questioni piuttosto complicate.
La prima è di carattere logico: il disegno di legge sul processo breve non è ancora stato presentato alle Camere, discusso o approvato, sicché si sta parlando di un nulla che potrebbe anche essere molto ragionevole sul piano costituzionale. Il diritto ad un processo che si concluda in tempi ragionevoli non pare poter essere considerato uno scandalo da nessuno.
La seconda è di carattere istituzionale: chi è stato presidente della Repubblica dovrebbe astenersi dal prendere posizione su problemi che affannano lo scrittoio del suo successore. Il presidente della Repubblica rappresenta l'unità costituzionale della nazione e l'unità costituzionale della nazione viene minata se un ex presidente della Repubblica interpreta il tessuto costituzionale in termini radicalmente difformi dall'attuale presidente della Repubblica. Se per un costituzionalista può essere normale avere idee diverse da un altro costituzionalista, può non essere altrettanto normale che due presidenti della Repubblica abbiano una posizione dialettica sul contenuto normativo della Costituzione.
La terza è di carattere costituzionale: gli ex presidenti della Repubblica sono senatori a vita, ovvero partecipano al dialogo politico con un ruolo al di sopra delle parti politiche perché non sono vincolati al mandato elettorale. Le prerogative della insindacabilità, in questo caso, sono prerogative a vita ed una assoluta immunità per qualsiasi pensiero espresso nell'esercizio delle proprie funzioni dovrebbe spingere al massimo self restraint.
Soprattutto, però, le dichiarazioni di Ciampi hanno mosso il presidente del Consiglio, sollecitato dal fido consigliere di sempre, a presentarsi al popolo, con un messaggio televisivo in cui, a rete unificate, dichiarerà il vero significato dell'offensiva giustizialista che è costretto a fronteggiare e invitare i matti alle botte non è mai una politica saggia.
Neppure per un pensionato.
lunedì, 23 novembre 2009

He, She or It (Transgender all'Accademia della Crusca)?

foto-id=574210-x=800-y=800La povera Brenda è stata trovata morta nel suo appartamento.
Fine triste di una vita non allegra.
Con i soliti caroselli enigmatici sulle prime pagine dei giornali.
Molto più interessanti dei caroselli costituzionali del Primo Ministro o dei complotti sul D'Alema che abbocca come un Pecs.
I giornali usano un burocratico maschile per parlare di Brenda.
Un burocratico e genetico maschile.
Un ingiusto maschile.
Come sarebbe ingiusto il neutro.
Ancora più triste e irriguardoso.
Brenda - e molti altri - ha deciso di ribellarsi alla legge dei generi.
Non è possibile pensarla così?
Pensarla come una persona?
Senza sentire il dovere di precisare, in un articolo che la definisce al maschile, che i suoi colleghi (rectius, le sue colleghe) la definivano al femminile?
Forse le colleghe di Brenda hanno molto più titolo per decidere il genere da usare in un articolo di un giornalista o di un verbale di polizia.
postato da: ProfStanco alle ore 13:46 | link | commenti (4)
categorie: tristezza, bar sport, omosessualità, chi li ha sciolti
lunedì, 16 novembre 2009

I pensieri politicamente scorretti di una Bambina Impertinente (Il mio dito))

BimbaImpertinenteBimba Impertinente sta scoprendo i gioielli.
Le piacciono i gioielli della Barbie e quelli delle Winx.
Indossa con evidente piacere un anello di plastica con rubino di vetro finto.
Lo mette all'anulare.
Guarda il suo anulare.
Lo toglie.
Provandolo su un altro dito.
Così via, sinché non si accorge di essere osservata dal sorriso del padre:
--> Sai, Babbo, al mio dito piacciono molto i gioielli ... 

postato da: ProfStanco alle ore 10:21 | link | commenti (10)
categorie: donne, bambini, figli, il professore va al congresso
martedì, 10 novembre 2009

Grazia per Berlusconi?

fini_berlusconiFini e Berlusconi hanno parlato a lungo questa mattina.
Un colloquio che ha visto il Presidente della Camera rilasciare una rapida intervista, in cui si è detto soddisfatto dell'impegno del Governo a maggiori stanziamenti per la giustizia.
Il concambio è un disegno di legge che crea una corsia preferenziale per i cittadini incensurati sottoposti ad una azione penale: massimi sei anni per arrivare ad un verdetto definitivo dopo di che si ha la prescrizione del reato.
La cosa non convince.
Non perché sia sbagliato un disegno di legge di questo genere.
In astratto, non è sbagliato neppure il Lodo Alfano e, in astratto, l'immunità delle più alte cariche dello Stato è una scelta costituzionalmente ammissibile.
E', inevitabilmente, sbagliato in concreto perché condiziona la politica criminale del paese ai bisogni di impunità del suo premier e, quindi, potrebbe essere considerato incostituzionale esattamente come il Lodo Alfano.
La strada costituzionale dell'immunità per Berlusconi è il decreto di grazia.
Napolitano deve firmare la grazia per Berlusconi, senza attendere che sia condannato, con una sicura torsione ad personam di tutti i principi costituzionali (nel potere di grazia, il confine fra azione penale e potere di clemenza è dato dal passaggio in giudicato della sentenza di condanna in modo da impedire che l'azione penale possa essere influenzata dal potere di clemenza e che il potere di clemenza possa entrare nel processo penale).
Eppure, appare più coerente: il Premier non vuole essere processato? che lo si liberi, ma lui e solo lui, da ogni processo, con un provvedimento naturalmente singolare e senza continuare a cercare soluzioni che non possono essere buone per tutti giacché sono studiate per una sola persona. 
In fondo, Berlusconi ritiene di non poter essere processato in virtù del voto popolare e la grazia lo libererebbe da ogni processo per ragioni taumaturgiche.
Basterebbe un disegno di legge costituzionale in cui si dica che il Presidente della Repubblica può concedere la grazia alle più alte cariche dello Stato per insigni meriti astrali.
O qualcosa del genere, magari con il parere vincolante del Papa.
Tanto siamo a prenderci per il naso e l'articolo più cliccato del corriere on line, oggi, è Maurizio Corona prende due multe per eccesso di velocità.
postato da: ProfStanco alle ore 12:39 | link | commenti (11)
categorie: politica, costituzione, berlusconi, diritto di resistenza
lunedì, 09 novembre 2009

I pensieri scomposti di una Bimba Piccola (Capanne)

BimbaPiccolaBimba Piccola sta abbandonando il pannolino.
La gioia serpeggia.
Guarda con estrema soddisfazione il prodotto del metabolismo, che definisce secondo alcune categorie elaborate da Bimba Impertinente, che segue con piglio didatticamente didascalico le evoluzioni intestinali della sorella.
Un gran pezzo si chiama --> Riga
La cascata -->  Puntini
Ieri, discussione attorno al vasino su come definire la formazione a serpente attorcigliato:
--> Capannina.
Per fortuna, il presepio è ancora lontano.

postato da: ProfStanco alle ore 08:27 | link | commenti (3)
categorie: bambini, figli, eufemismi, il professore va al congresso
giovedì, 05 novembre 2009

Chi li ha sciolti (Cinci Alfemminile)?

transgender_hvd416Marrazzo e la Brendona imperversano implacabili.
Ben al di là di ogni speranza berlusconiana di riscossa mediatica.
Il problema di questi giorni è Che cosa prova un uomo ad andare con un trans?
Ridda di talk show e acuti saggi giornalistici in stile Alberoni: il potere ha bisogno di oltrepassare ogni ragionevole limite per annientare i propri fantasmi.
Più divertente il forum di Alfemminile, format dedito a temi insuperabili sul genere Il mio lui ama indossare biancheria femminile: è normale? Se gli c'entra il cinci, senz'altro, cara, verrebbe da rispondere.
Le tesi sono le più varie: Vado con i trans, perché le donne mi terrorizzano ... Vado con i trans perché mia moglie vuole qualcosa che non so darle ... Vado con i trans perché sanno esattamente che cosa vuole un uomo ... Vado con un trans perché un trans dice che ce l'hai grosso e lo vuole ... Un trans è come una donna in un rapporto orale ...
Fregnacce.
Il trans ha il cinci e se vai con un trans vuol dire che ti piace il cinci.
Magari smencio.
Ma sempre cinci.
Il che, ad una persona normale, fa venire i bordoni.
Esattamente come il tipo della foto alla cui allure manca solo un bel paio di mustacchioni.
martedì, 03 novembre 2009

I pensieri politicamente scorretti di una Bambina Impertinente: Fra due ciclisti in controsenso vince chi viene da destra?

bicicletta-ecologica-sidecarMattina.
Madre piegata sui pedali.
Prole incastrata sui seggiolini della bicicletta.
Cappotto spalancato e collant smagliati.
Caracolla sgonfia da un incrocio cieco.
In controsenso.
Trova un'altra bicicletta anch'essa in controsenso, frenando:

--> Va a cacare
Si accorge della faccia vagamente corrucciata per il tenore della esclamazione e, correggendosi:
--> Madonna delle rose
Dall'altra bicicletta, la prole bionda, cortesemente:
--> In galera
E rivolta all'esterrefatto padre:
--> Venivamo da destra.
lunedì, 02 novembre 2009

Non piango (La Merini nel giorno dei morti)

index.phpNon piango la Merini.
Nel giorno dei morti, non piango la Merini.
La sua inquieta e limpida voce che sapeva vedere l'erba dal punto di vista delle radici.
Che ha insegnato a vedere l'erba dal punto di vista delle radici.
Non piango la sua anziana morte perché il dolore sconosciuto ha l'ipocrita suono di una campana inglese.
Piango la solitudine dei miei morti.
Il mio ricordo, un biscotto di pane e zucchero in forma di osso candito.
Che vorrei potessero respirare in pace, come profumo di sogni bambini.
Accendendo una candela fredda della solitudine dei ricordi.
postato da: ProfStanco alle ore 09:49 | link | commenti (9)
categorie: poesia, chiesa, dio , fine, cenere
venerdì, 30 ottobre 2009

Chi li ha sciolti? (Motori di ricerca e cazzi storti)

duep1Installato sul blog un tool che permette di vedere da dove arrivano i lettori.
Delusione tremenda.
Su 142 visite di oggi, 76 erano visite dirette e navigazioni interne, gli altri 66 venivano da google.
Chiavi di ricerca assai singolari: piselli maschili, spogliatoi, tatuaggi erotici, P E N E  C U R V O, tatuaggi sedere ed altre amenità.
Ok.
Esistono un sacco di sistemi per indicizzare un blog sui motori di ricerca, ma esiste qualcosa per non farlo indicizzare?
Qualcosa tipo Take me off your list at  P E N E  C U R V O.
Giusto per dignità, mica per altro.
giovedì, 29 ottobre 2009

68, 90 e 96 sulla ruota di Roma (Parametri a caso in una difesa parlamentare)

lottoC'è un ministro del Parlamento che si chiama Altero Matteoli.
Il nome sa di risorgimento.
Lo scandalo in cui è coinvolto meno.
Questo ministro viene a sapere che un prefetto è sottoposto ad una indagine penale e che le comunicazioni del funzionario sono intercettate dalla Procura.
Avverte il funzionario di entrambe le cose.
Di conseguenza, viene intrapreso un procedimento a suo carico in cui si deve accertare se ha violato il segreto di ufficio o se ha illecitamente favorito il prefetto.
Questo ministro ha un avvocato che si chiama Consolo e che è parlamentare.
La tesi del legale del ministro è che il ministro abbia commesso un reato ministeriale e che: (i) debba essere giudicato dal Tribunale dei Ministri; (ii) la Camera dei Deputati debba pronunciarsi sulla autorizzazione a procedere nei confronti del ministro.
Il punto, che può sfuggire, è che i ministri godono di un regime penale singolare, che subordina l'esercizio della azione penale nei loro confronti alla autorizzazione di una Camera, solo per i reati ministeriali, ovvero per le fattispecie criminose che siano collegate all'esercizio delle loro funzioni di governo.
L'idea è che il ministro, in quanto vertice dell'esecutivo, possa andare oltre alla lettera della legge e commettere anche dei reati, che possono trovare una giustificazione politica e che in questi casi la giustificazione politica possa consentire l'assoluzione del ministro.
Questo accade nei casi in cui la Camera - a maggioranza assoluta dei propri membri - giudichi che il ministro ha agito per la tutela di un interesse costituzionalmente rilevante ovvero per il conseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo (art. 9, terzo comma, legge cost. 1/1989).
Questa valutazione è una valutazione politica e come tale insindacabile.
Di conseguenza, la Camera di appartenenza del ministro può, con un voto a maggioranza assoluta, assolverlo.
La maggioranza del voto è la motivazione dei presupposti di cui all'art. 9, terzo comma, legge cost. 1/1989.
Che perciò potrebbero anche non sussistere, ma essere egualmente dichiarati, con l'unica sanzione della responsabilità politica del voto parlamentare.
In altre parole, una maggioranza forte è arbitra dell'esercizio dell'azione penale nei confronti dei membri del governo purché l'azione penale riguardi dei reati commessi nell'esercizio delle funzioni ministeriali.
Di conseguenza, il nodo è di carattere procedurale e riguarda il soggetto che è chiamato a definire un determinato fatto come commesso nell'esercizio delle funzioni di governo.
Ad oggi, una piana lettura dell'art. 2, legge 219 del 1989, in combinato disposto con gli artt. 6 e 7, legge cost. 1/1989, riserva questa attribuzione al Procuratore della Repubblica del tribunale nella cui circoscrizione si è commesso il fatto, che deve trasmettere le denunzie al Collegio previsto dall'art. 7, legge cost. 1/1989 ed al Collegio inquirente che deve compiere tutte le indagini del caso restituendo gli atti al Procuratore della Repubblica che procede a richiedere l'autorizzazione a procedere nel caso in cui ritenga ragionevolmente fondate le accuse ovvero procede alla archiviazione.
In questa attribuzione, non vi è alcuno spazio per gli organismi parlamentari: è la magistratura che decide se quel determinato fatto ipotizzato a carico di un ministro è un reato ministeriale e quindi sottoposto ad un filtro di carattere politico oppure un reato comune per il quale il ministro è responsabile esattamente come ogni altro cittadino.
Il Parlamento, ieri, con una larga maggioranza, ha invertito questa posizione deliberando che spetta alla Camera decidere sulla natura politica o meno del reato ministeriale.
E' una decisione che si presta a molte critiche.
La prima è di carattere logico: la legge cost. 1/1989 ha introdotto una condizione di procedibilità per l'esercizio della azione penale nei confronti dei reati ministeriali. Il giudice naturale delle condizioni di procedibilità è il giudice penale che come giudica dell'azione penale giudica anche delle condizioni di procedibilità della stessa. Questa osservazione è stressata, nel senso di sottolineata con forza, dal disegno di legge 891 del 2008, a firma Consolo, dove la pregiudizialità della valutazione parlamentare è imposta con una modifica espressa dell'art. 2, legge 219 del 1989 e sul piano intellettuale presentare un disegno di legge che prevede l'esercizio di una attribuzione significa confessare che sino a quel momento quella attribuzione non è riconosciuta a favore del soggetto cui si intende attribuirla.
La seconda è di carattere costituzionale: il dibattito parlamentare ha fatto tesoro della giurisprudenza costituzionale sviluppata sull'art. 68, Cost, che garantisce l'irresponsabilità dei parlamentari per le opinioni espresse ed i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. Secondo questa giurisprudenza spetta alle Camere stabilire se una opinione o un voto sono inerenti all'esercizio delle funzioni parlamentari, perché la prerogativa della insindacabilità si salda alla autonomia del Parlamento. Ma l'art. 96, Cost. non riguarda l'autonomia del Governo, nevvero che il voto sulla autorizzazione a procedere è affidato al Parlamento, che in questo modo esercita la propria funzione di controllo politico sull'operato ministeriale.
La terza è sempre di carattere costituzione e riguarda l'art. 90, Cost, non evocato nel dibattito parlamentare. Il giudizio penale sulla responsabilità del Presidente della Repubblica per alto tradimento e attentato alla Costituzione è affidato alla Corte costituzionale, sulla base delle indagini svolte dal comitato di cui all'art. 12, legge cost. 1/1953. Questo comitato viene equiparato dall'art. 5, legge 219 del 1989 al collegio di cui all'art. 7, legge cost. 1/1989 ed ha il compito, così l'art. 8, secondo comma, legge 219 del 1989, di stabilire se i fatti per i quali si sta esercitando l'azione penale cadono o meno nell'ambito di applicazione dell'art. 90, Cost. Se è così, per logica sistematica, il collegio di cui all'art. 7, legge 219 del 1989 ha il compito di effettuare la stessa valutazione con riferimento all'art. 96, Cost.
La decisione della Camera dei Deputati, però, pone una questione molto più grave: se una camera può decidere a maggioranza assoluta di considerare come reato ministeriale qualsiasi fatto per il quale siano in corso delle indagini nei confronti di un membro del governo, la definizione di reato ministeriale diventa politica e questo è possibile solo nel caso di cui all'art. 90, Cost, per la particolare posizione del Capo dello Stato nella forma di governo ed il peculiare disegno della responsabilità penale "aperta" disegnata dalla Costituzione nei suoi riguardi come una sorta di spada di Damocle.
Significa affidare il compito, l'attribuzione costituzionale, di decidere se un ministro può essere sottoposto a processo ad una maggioranza politica, con una torsione non indifferente dei principi dello Stato di diritto.
Di Pietro, ieri, è stato molto efficace sul punto: Che ci azzecca un ministro che dice ad un prefetto che è indagato e che deve stare attento quando parla al telefono con il perseguimento di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un interesse pubblico connesso all'esercizio delle funzioni di governo?
C'entra 375 "si" contro 199 "no".
Solo questo e non altro.

postato da: ProfStanco alle ore 10:38 | link | commenti (7)
categorie: politica, costituzione, processo, procura


Heracleum blog & web tools