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un professore di diritto costituzionale che scrive un blog che non dovrebbe occuparsi di diritto costituzionale

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mercoledì, 19 dicembre 2007

Un amico

Di solito, gli amici si incontrano nella adolescenza.
E' facile innamorarsi di un animo nel momento in cui il nostro spirito sta cercando di comprendere il mondo.
E' molto più difficile scoprire una amicizia da grandi.
Si è più diffidenti.
Il mondo che da piccoli ci sembrava infinito rientra sempre più velocemente nelle pareti delle nostre case.
Occorre coraggio per trovare un amico da adulti.
E' difficile e meraviglioso.
C'è nell'amicizia, al centro dell'amicizia, una sorta di motore immobile.
La capacità di stupire l'altro con il proprio animo.
Così  può succedere che un amico, una persona di cui si è innamorati nel senso più tenero della parola ed al quale il mondo sta crollando addosso, pensi al fatto che è tardi e che devi tornare a casa.
Si preoccupi di te.
Senza pensare al suo dolore.
Ma spiegandoti che cosa significa l'amicizia.
postato da: ProfStanco alle ore 08:47 | link | commenti (4)
categorie: amici, amicizia, bellezza
mercoledì, 07 novembre 2007

Vicino al nulla

Mi è capitato di trovarmi davvero molto vicino al nulla.
E' stato molto tempo fa.
Una giornata di inverno, mare formato, vento teso.
Buia, come sono le giornate di inverno, quando non conoscono il sole e le nubi si accavallano l'una sull'altra.
Ero in barca.
La barca correva, come sa correre in una andatura portante, bassa sull'acqua, alta sull'onda.
Indossavo una cerata scura: non ho mai amato le cerate vivaci. Le trovo stancanti. Lo so, se cadi in mare, ti vedono meglio, ma a me piace andare in barca da solo e se cado in mare comunque nessuno può vedermi.
Quella volta non ero da solo.
Decisi di lasciare il timore per regolare meglio la rotaia del genoa che si era incastrata.
Mentre cercavo di regolare la vela, in equilibrio precario, un'onda più birbante delle altre mi ha fatto cadere in mare.
Ho cercato di riprendere la superficie prima possibile, appena ho tirato fuori la testa dall'acqua, ho subito cercato la barca.
Ma era già lontana.
Vedevo solo l'albero.
E sapevo che nessuno, di conseguenza, mi poteva vedere.
Mi sono guardato intorno.
Il nulla del mare di inverno.
Nemmeno la costa.
Ho provato a nuotare ma non era facile.
La corrente mi portava ancora più al largo.
Mi sono lasciato trascinare, nuotando il minimo per restare più o meno dove ero.
Senza punti di riferimento.
Il tempo ha iniziato a scorrere.
Nella consapevolezza, assoluta, che nessuno mi avrebbe potuto recuperare prima che il freddo facesse il suo mestiere, donandomi il sonno.
Ed ho cominciato a pensare.
Un unico pensiero: si è fermato il tempo, non riesce a passare, qui rischia di durare davvero a lungo.
Si, ho pensato solo che sarebbe durato una infinità di tempo.
Finchè non ho intravisto la barca che stava tornando indietro.
A vela.
Un bordo dietro l'altro.
Come deve essere per coprire il maggior arco possibile di mare.
Si avvicinava.
Mi hanno visto.
Hanno fatto un bordo, e dopo un altro, per passarmi sotto vento in cappa, quasi immobili.
Ho alzato un braccio.
Afferrato una cima.
Mi sono issato a bordo.
Tremante.
Infreddolito.
Un sapore nuovo in bocca.
I miei amici che piangevano: nessuno pensava che sarebbe riuscito a ritrovarmi.
Era passata mezz'ora.
Mezz'ora fatta di nulla.
Mezz'ora accanto al nulla dura davvero molto a lungo.
postato da: ProfStanco alle ore 13:45 | link | commenti (4)
categorie: mare, amore, amici, amicizia, noia, solitudine, fine
giovedì, 04 ottobre 2007

Australia

Ieri mi hanno scritto dall'Australia.
Mi ha scritto uno dei miei migliori amici.
E' più giovane di me.
Non troppo.
Ma è più giovane.
Lo ricordo poco più che bambino.
In quei momenti in cui pochi anni separano un ragazzo da un uomo.
Ricordo una notte passata a parlare di tutto e di nulla.
Una orrenda bottiglia di grappa alla ruta che finimmo.
E che restituimmo per intero insieme ai nostri succhi gastrici.
E' una di quelle persone in cui si può avere fiducia.
Incondizionatamente.
Persone rare.
E' partito per l'Australia.
Ha deciso di emigrare.
Con la cartella di cartone di chi ha bisogno di realizzare i propri sogni.
Forse, nemmeno i suoi sogni.
Ma i sogni di sua moglie: giovane architetto in cerca di impiego, con una concreta prospettiva da desperate housewife.
Lui, in fondo, i suoi sogni li poteva realizzare anche da noi.
E' un sistemista bravo e preciso.
Mi manca, anche se non ci sentiamo quasi mai.
Mi manca la sua dolce ingenuità.
Ed ammiro il suo coraggio.
Il coraggio di partire lasciando tutto alle spalle.
Per cercare lavoro.
Senza nessuna certezza, se non quella che se le cose vanno male sarà difficile ritrovare quello che si è lasciato.
Mi ha scritto che Sidney è un incrocio fra il centro di NY e l'america anni 50 di Paris Texas.
Quella america che Wenders ricostruisce come se tutto si fosse fermato negli anni 50.
E penso spesso a lui, nella speranza che i suoi sogni si avverino.
postato da: ProfStanco alle ore 09:22 | link | commenti (3)
categorie: bambini, tristezza, amici, amicizia, firenze, boy scout
lunedì, 17 settembre 2007

Una separazione - Di nuovo

A luglio, ho scritto di una separazione.
Ho cercato di raccontare del mio amico e della moglie.
Non ho scritto di come è iniziato il tutto.
Il poveretto, un giorno, un giorno che era il suo anniversario di matrimonio, ha deciso di tornare a casa prima del solito.
E' entrato.
Ha fatto normalmente rumore.
Le mani impacciate da un mazzo di fiori.
Nessuno gli è venuto incontro.
Strano.
Ha iniziato a girare per casa.
Fino ad entrare in camera.
La porta socchiusa, che ha aperto.
Per trovare il nodo della moglie con l'amante.
Uno si potrebbe immaginare rabbia, solitudine, frustrazione, qualsiasi cosa.
Non quello che è successo.
Ha richiuso la porta.
Senza che si accorgessero di lui.
Senza che il nodo della moglie con l'amante si sciogliesse.
Si è seduto in salotto.
La testa fra le mani.
Piangendo.
Finché le risate degli amanti lo hanno raggiunto.
E lui le ha detto che gli dispiaceva.
Che gli sarebbe dispiaciuto se lei si fosse trovata a dipendere dal suo amante.
Lei che non ha mai lavorato.
E le ha staccato un primo assegno.
Si è connesso all'home banking ed ha disposto un addebito mensile permanente di tutto il suo stipendio meno cinquecento euro.
Poi è andato via.
Oggi è venuto da me.
Ancora più triste del solito.
Un amico, ci sono sempre degli amici in questi casi, gli ha detto che sua moglie era in rete.
Nuda.
In un sito per scambisti.
Mentre si divertiva con le labbra sul suo amante.
E cercava altri uomini per divertirsi anche con loro, insieme al suo amante.
Un annuncio decisamente per palati robusti.
Mi ha chiesto che cosa poteva fare.
Se poteva fare qualcosa.
Ho provato a dirgli che non era sua moglie.
Che poteva essere chiunque.
Mi ha mostrato un tatuaggio.
Con il suo nome.
Ho provato a sostenere che sicuramente sua moglie non ne sapeva nulla.
E che era stato l'amante.
Un modo per rubare immagini ad altre coppie.
Sicuramente.
Lei non poteva saperne nulla.
Si è messo di nuovo a piangere.
Disperato.
Continua ad essere convinto che lei lo ami.
Che non possa finire così.
A lungo ho ascoltato le sue lacrime.
postato da: ProfStanco alle ore 17:51 | link | commenti (3)
categorie: tristezza, amicizia, separazione
martedì, 17 luglio 2007

Una separazione

Non faccio mai l'avvocato.
Soprattutto non mi piace.
Non sopporto di entrare nei fatti degli altri.
Non tollero ricercare torti e ragioni.
Eppure qualche volta ci sono costretto.
Come oggi.
Stamane mi è toccato di accompagnare un mio amico nella causa di separazione dalla moglie.
Il tribunale è un insieme di corridoi vuoti.
Abitati dal caldo e da strani ed azzimati caimani.
Dal disordine dei fascicoli.
Dal dolore delle storie chiuse nei fascicoli.
Battute a macchina, con la distrazione di una dattilografa che non riesce a piangere dinanzi al dolore che le sue dita pigiano nella tastiera.
Il mio amico - potrebbe chiamarsi N - era disperato.
La moglie ha  un altro.
Glielo ha detto da molto tempo.
Ma non riesce a darsene pace.
Il corridoio lo ha guardato a lungo mentre aspettava.
La testa fra le mani.
Le mani dentro la testa.
La moglie lo guardava con pietà.
Come si guarda un uomo che non sa vivere il proprio dolore senza farlo vedere.
Come si guarda un disgraziato con gli occhiali da sole per sopportare la penombra.
Il giudice lo ha guardato a lungo.
Ha chiesto se voleva separarsi.
N ha risposto di no.
Che per lui era tutto a posto, anche se sua moglie aveva un altro.
Che avrebbe aspettato.
Che non c'erano problemi.
Il giudice ha detto che i problemi c'erano.
Perché se lui non voleva separarsi la separazione non poteva essere consensuale.
Allora lui ha risposto che si, voleva separarsi ed ha cominciato a piangere.
Come un bambino stanco che non riesce a dormire.
Con la stessa disperazione quasi assoluta.
E queste lacrime, sul suo vestito, che era il vestito del matrimonio, mi sono rimaste appiccicate addosso.
Mentre guardavo l'avvocato della moglie.
Una donna, vestita di bianco, perfetta per Forte dei Marmi.
L'aria un pò trascorsa.
Le caramelle di chi non riesce a non fumare.
L'abbronzatura che serve per poter portare un abito  bianco.
E mi sono chiesto - mi continuo a chiedere - come possa vivere di questo dolore.
Come possa vivere ogni sua giornata rincorrendo l'angoscia di amori che finiscono.
Di figli che entrambi i genitori vogliono.
Di cose che logorano il tuo corpo e non solo il tuo spirito.
Adesso torno alle mie pagine, alle mie riflessioni sulla dimensione costituzionale della proprietà.
Lontano.
Più lontano.
Da tutto questo.
E non riesco a non pensare che non sia umano abituarsi a quelle stanze, fare di mestiere quello che ho fatto per un amico, che non avrei mai fatto se N non fosse un amico, se non avessi ritenuto mio dovere accompagnarlo.
Se non avessi pensato che era necessario.
Umanamente necessario.
Però in fondo dovrebbe essere questo il mestiere dell'avvocato: essere amico di chi non ha amici ed accompagnarlo in un viaggio dentro alla propria miseria.
Forse.
Magari.
Ma non lo so.
postato da: ProfStanco alle ore 14:32 | link | commenti (18)
categorie: tristezza, amicizia, fine, separazione, avvocati