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un professore di diritto costituzionale che scrive un blog che non dovrebbe occuparsi di diritto costituzionale

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lunedì, 28 gennaio 2008

Trenta chili: un altro punto di vista

Si e' parlato di trenta chili e della sua antica bellezza, chiusa dentro una malattia apparentemente insolubile.
Si sono dette molte cose su di lei e sui suoi figli, sulla loro soitudine apparentemente inarrestabile.
Forse si e' detto troppo.
Perche' si e' sempre parlato solo del nostro punto di vista, del nostro sguardo, malato di nostalgia e di consapevolezza.
Esiste un altro modo di guardarla.
Un modo duro.
Che non le perdona lo sguardo progressivamente piu' vuoto.
Che non accetta la sua incapacita' di ridere dei giochi dei bimbi, di quegli scherzi sciocchi ed innocenti che riempiono il cuore dei genitori.
Che vede il rimprovero del suo sguardo mentre si sta perdendo e non riesce a capirlo.
Perche' non e' facile capire una persona che non riesce piu' a vivere.
Non e' facile accettare la metamorfosi inarrestabile di un corpo piegato da una malattia che e' solo pensiero e resa.
Non e' facile sentire il peso della sua caduta sul proprio spirito.
E allora uno puo' pensare anche di fuggire.
Solo per un momento.
Solo per respirare. Il tempo di riprendere fiato fra due braccia che hanno la forza di abbracciare.
Perche' non si e' nati per trovare degli occhi vuoti incorniciati da un fuoco spento.
La resa e' una sconfitta che non perdona.
Annienta ed annichilisce.
Si scompare cosi'. Ci si arrende alla vita. Come naufraghi che si cibano di cadaveri.

















postato da: ProfStanco alle ore 08:47 | link | commenti (4)
categorie: bellezza, figli, fine, anoressia, cenere, amori finiti
mercoledì, 12 dicembre 2007

Trenta chili

La solita stanza bianca che si sforza di essere accogliente: mobili colorati da cure palliative. Lei ha quarant'anni. Fissa il vuoto. E' sola. Aspetta. Magra di una denutrizione malata che l'ha resa evanescente. Trenta chili per un metro e settanta. Cerchi di sorridere ai suoi occhi mentre ti oltrepassano. Ti accorgi di conoscerla. La conosci. Conosci i suoi figli e anche la sua antica bellezza. E le usi la pieta' di cambiare stanza.
postato da: ProfStanco alle ore 14:07 | link | commenti (11)
categorie: amici, bellezza, figli, fine, anoressia
martedì, 27 novembre 2007

La censura anoressica

Ieri La7 ha pubblicato un servizio sulla anoressia.
Indubbiamente l'anoressia è un problema molto grave.
Una malattia insidiosa, che peggiora inevitabilmente, perché riduce giorno per giorno ogni difesa del malato.
Per La7, un ruolo significativo nella patologia sarebbe dei blog.
Le ragazze anoressiche troverebbero grazie al social networking una motivazione ulteriore per convincersi del proprio atteggiamento di odio verso il cibo.
Anche Splinder è affollato di blog anoressici.
L'idea della Melandri, onnipresente, è il controllo dei contenuti da parte del provider, secondo il modello spagnolo:

(ANSA) - MADRID, 21 NOV - L'agenzia spagnola per la qualita' di Internet ha ottenuto dalla Microsoft la chiusura di 4 blog che incitavano all'anoressia e bulimia. Le pagine personali erano ospitate in Microsoft Windows Live Spaces. Santiago Ramentol, presidente dell'agenzia (Iqua), si e' detto 'molto soddisfatto' perche' le pagine consigliavano alle ragazze come perdere radicalmente di peso. E' la prima volta che un'impresa che fornisce pagine personalizzate accetta una richiesta di questo tipo.

Non sembra possibile essere d'accordo.
Per due ordini di ragioni.

Prima di tutto, la libertà di manifestazione del pensiero è un valore fondamentale di ogni democrazia.
L'idea - apparentemente innocente - della censura di un blog, come di un giornale, come di una emittente, per motivi che riguardano il contenuto del pensiero pubblicato è aberrante.
Le ragazze anoressiche hanno il diritto di manifestare le loro opinioni.
Esattamente come chiunque altro ha il diritto di criticare queste opinioni.
Il problema non è la censura delle opinioni espresse da un malato, ma la critica di queste opinioni, attenta, puntuale, ma anche serena e rispettosa del suo punto di vista.
Lo Stato non può chiedere ad un media di censurare le opinioni degli autori.
Deve vigilare perché queste opinioni possano confrontarsi con opinioni diverse, in un dialogo serrato e costruttivo.
E' ipocrita pensare che censurare un blog "malato" aiuti a superare la malattia.
Semplicemente la nasconde.
Ma questo non è un successo.

In secondo luogo, l'editore di un blog non è l'editore di un giornale.
I blog non hanno un direttore responsabile della linea editoriale.
I blog sono incompatibili con qualsiasi linea editoriale.
Chi scrive questo post non ha nulla a che vedere con molti altri blogger di Splinder.
Non sarebbe mai pubblicato dallo stesso giornale. E nemmeno lo vorrebbe.
L'idea di un controllo da parte del provider che cura l'hosting di un portale di blog è agghiacciante.
Significa trasformare l'idea di una comunicazione liberamente anarchica, ma anche perfettamente compatibile con i valori costituzionali della libertà di manifestazione del pensiero, in una testata giornalistica.
La blogosfera, se così si può chiamare, offre ai suoi frequentatori la possibilità di esprimere liberamente opinioni che difficilmente troverebbero un altro strumento per emergere.
Questo è uno straordinario passo in avanti nella affermazione di una coscienza collettiva democratica.
Ed è del tutto incompatibile con qualsiasi idea di controllo dei contenuti da parte dei provider.
L'unico controllo che può e deve esistere sono i commenti e il numero delle pagine viste.
Qualsiasi altro controllo adombra una idea di Stato etico che spaventa, perché intimamente fascista.
postato da: ProfStanco alle ore 07:52 | link | commenti (6)
categorie: politica, bambini, splinder, anoressia, fascismi
mercoledì, 10 ottobre 2007

La maestrina di tennis

Ad una certa età, ci si deve accontentare di giocare con la maestra.
E' più facile.
E più comodo: lei può quando tu puoi e ti tira le palle in modo da farti sentire un campione.
La mia maestrina di tennis si atteggia a perfetta dama.
Si veste da gran fica del tennis.
Gioca come se fosse ad una sfilata della linea erotica della Babolat.
E non ha mai capito che le sue coscie sono tre volte quelle di un ciclista.
La maestrina di tennis è in perenne crisi sentimentale.
Ed ha delle idee geniali per rimediarle: il mio ragazzo ed io non riusciamo più a parlarci, non c'è più intesa. Abbiamo pensato di andare a Gardaland.
Oppure: è il suo compleanno, non so cosa regargli per fargli capire che lo amo, pensi che vada bene un manuale dal titolo "Come smettere di farsi le seghe mentali"?
La caratteristica essenziale della maestrina è che quando viene lasciata - perché la maestrina viene sempre  lasciata - inizia a dimagrire e nell'arco di tre settimane perde almeno dieci chili, rischiando l'inedia.
In questi casi, giocare con la maestrina diventa imbarazzante.
Tipicamente la maestrina ha il vizio di svenire a metà di un set.
La prima volta mi sono preoccupato molto.
Ho chiamato di corsa il custode.
Che è arrivato, ha svuotato per terra il cestino dello sporco, lo ha riempito dell'acqua che usa per bagnare i campi e glielo ha rovesciato sul viso.
Uno schifo tremendo.
La maestrina si è vista scaricare addosso la risciacquatura di mesi di sporcizia, comprese le cicche che erano rimaste appese al fondo del cestino.
Ma si è alzata, con la sua solita aria da gran fica, ed ha ricominciato a giocare.

 
postato da: ProfStanco alle ore 13:44 | link | commenti (4)
categorie: amore, eros, tennis, anoressia, cenere, amori finiti
domenica, 22 luglio 2007

Una amica

E' poco più che un ricordo la sua giovinezza.
Fatta di occhi azzurri.
Di uno sguardo accuratamente metallico.
Di capelli biondi, come una cenere viva.
Bella, allora.
Come poche altre donne che ho incontrato.
Rammento il suo conversare quieto e colto.
Lo stupore di un innamoramento.
Subito passato.
Come una pioggia leggera.
E ricordo il suo matrimonio.
Sontuoso.
La sua casa di sposa poco più che bambina.
Suo marito, un amico.
Di quegli amici che si sono sempre conosciuti.
Due figli quasi perfetti.
Una bimba meravigiosa.
Un bimbo dolcemente vivace.
Adesso, la malattia.
Uno sguardo perso.
Magra, della assolutezza di chi non riesce più a mangiare.
Sola.
Triste negli occhi dei figli tristi.
Sempre più sola.
Che fugge, strisciando lungo un muro, fingendo di non riconoscere.
Oramai solo un argomento di conversazione, quando non si sa più chi ricordare.

postato da: ProfStanco alle ore 14:22 | link | commenti (3)
categorie: matrimonio, anoressia, giovinezza, cenere