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un professore di diritto costituzionale che scrive un blog che non dovrebbe occuparsi di diritto costituzionale

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lunedì, 09 giugno 2008

Istanbul (Un libraio improbabile)

IMG00109E' una strana città.
Una città che ha lottato contro l'Asia ed è stata sconfitta.
Non erano  barbari gli invasori.
Non lo erano affatto.
Non sono infedeli coloro che vivono di preghiera nelle moschee.
E' meravogliosamente profonda la loro preghiera.
Silenzio.
Silenziose genuflessioni verso una finestra aperta in direzione della Mecca.
La preghiera non ha bisogno di immagini: gli iconoclasti hanno vinto.
Ha bisogno solo di una direzione, di guardare verso la salvezza, verso il ritorno, il pellegrinaggio.
Ci sono molte città in Istanbul.
Tutte vecchie.
Antiche.
Moderne.
Una continua - e viva - contraddizione.
Esiste a Galata un libraio.
Vende libri vecchi.
Libri nuovi e libri antichi.
Mischiati.
Non hanno prezzo i libri di Istanbul.
Non viene neppure stampato sulla quarta di copertina.
I libri, qui, sono ancora una mercanzia.
Il cui prezzo sta negli occhi dell'acquirente.
postato da: ProfStanco alle ore 10:14 | link | commenti (3)
categorie: libri, jazz, bellezza, cenere
lunedì, 02 giugno 2008

Governare un rottame (Glossando Bukowski)

CarlettoIn Storie di ordinaria follia, da qualche parte, Carletto Bukowski scrive sul significato di governare un rottame.
Il racconto è tanto acido quanto duro.
Probabilmente corretto.
Lei è un rottame grasso.
Sporco.
Un figlio minorato.
Porta delle mutande azzurre di cotone rotte.
Carletto Bukowski spiega che il bello del trombarla sta nel senso di gratitudine che lei emana.
Grazie di accettarmi malgrado quello che sono diventata.
Un senso di gratitudine - temo - non particolarmente diverso da quello che lo stesso Carletto proverà per la ninfetta della foto.
In ogni caso, gli esperti sostengono che governarsi le brutte può dare molte più soddisfazioni che rigovernarsi le belle.
E' una soddisfazione che mi è mancata sinora.
Non mi va di sentirmi addosso la gratitudine di nessuno.
lunedì, 25 febbraio 2008

Il matrimonio di Sissi

Sissi ha appena comprato il vestito da sposa.
Un acquisto importante.
Delicato.
E' andata con la mamma.
Hanno discusso a lungo con le commesse.
Hanno visto tutti gli abiti possibili.
Sissi avrebbe voluto un vestito da principessa.
Di quelli che vendono al Disney store.
E' uscita con un abito frugale.
Bello ma frugale.
Si sposa Sissi.
Lo deve fare da tanto tempo.
Lo ha desiderato a lungo.
Il suo amore è un principe azzurro.
Con porsche cayenna e cifre sui polsini slacciati.
Sissi lo guarda rapita.
Il suo è uno sguardo da Arianna, la principessa della Bella addormentata nel bosco.
Fa male Sissi.
Fa male e commuove nello stesso tempo.
Commuove perché è una bambina.
Arianna che sposa Filippo giocando con Barbie e Ken.
Fa male perché non ha capito come mai le fiabe finiscono con i matrimoni, senza mai conitnuare.
Non sa cosa c'è dietro il Vissero felici e contenti o i baffi bagnati di idromele di Pushkin.
Nel suo caso non è nemmeno difficile.
Basta soffermarsi e avere occhi per vedere il sudore dell'amante sulla giacca appena stirata del principe Filippo.
Due mesi prima del matrimonio.
In una cena dai futuri suoceri.
postato da: ProfStanco alle ore 16:19 | link | commenti (5)
categorie: amore, donne, bellezza, matrimonio, tradimenti
martedì, 19 febbraio 2008

Big Bamboo

Lei è una anziana ragazza.
Poco più di cinquanta anni.
Portati con l'amarezza di una abbronzatura al neon.
Largotta.
Fasciata di tailleur gessati che dovrebbero snellirla.
I denti guastati da un antibiotico che rivelerebbe l'anagrafe anche se lei volesse o potesse nasconderlo.
Il rossetto troppo vivo.
Ha superato quell'età in cui gli amici provano ad organizzare cene per proporre incontri.
E' entrata nella dimensione del Big Bamboo.
Parte - ogni anno di quest'epoca - per un tour caraibico.
O in Nord Africa.
O da qualsiasi altra parte: in Brasile, in Messico, in Giamaica, non è importante.
L'importante è poter scendere dall'aeroplano, correre verso una spiaggia, contrattare un corpo e lasciarsi stupire dal Big Bamboo.
Quindici giorni di follie al prezzo di un charter.
Quindici giorni per tornare abbronzata e sorridente.
Il volto come una latta che sta per traboccare.
Gli amici che non possono non chiedere del viaggio né fare a meno di sorridere quando risponde che al solito la cosa più difficile di un viaggio è lasciare gli amici che si sono conosciuti.
Eppure è una donna intelligente e si dura fatica a credere che possa far finta di non sapere che la sua felicità si apprezza in termini di cibo per una settimana e che lei per il suo "amico" non è che una bottiglia da riempire.
postato da: ProfStanco alle ore 11:54 | link | commenti (14)
categorie: sesso, solitudine, bellezza, dignità, anziane ragazze
lunedì, 28 gennaio 2008

Trenta chili: un altro punto di vista

Si e' parlato di trenta chili e della sua antica bellezza, chiusa dentro una malattia apparentemente insolubile.
Si sono dette molte cose su di lei e sui suoi figli, sulla loro soitudine apparentemente inarrestabile.
Forse si e' detto troppo.
Perche' si e' sempre parlato solo del nostro punto di vista, del nostro sguardo, malato di nostalgia e di consapevolezza.
Esiste un altro modo di guardarla.
Un modo duro.
Che non le perdona lo sguardo progressivamente piu' vuoto.
Che non accetta la sua incapacita' di ridere dei giochi dei bimbi, di quegli scherzi sciocchi ed innocenti che riempiono il cuore dei genitori.
Che vede il rimprovero del suo sguardo mentre si sta perdendo e non riesce a capirlo.
Perche' non e' facile capire una persona che non riesce piu' a vivere.
Non e' facile accettare la metamorfosi inarrestabile di un corpo piegato da una malattia che e' solo pensiero e resa.
Non e' facile sentire il peso della sua caduta sul proprio spirito.
E allora uno puo' pensare anche di fuggire.
Solo per un momento.
Solo per respirare. Il tempo di riprendere fiato fra due braccia che hanno la forza di abbracciare.
Perche' non si e' nati per trovare degli occhi vuoti incorniciati da un fuoco spento.
La resa e' una sconfitta che non perdona.
Annienta ed annichilisce.
Si scompare cosi'. Ci si arrende alla vita. Come naufraghi che si cibano di cadaveri.

















postato da: ProfStanco alle ore 08:47 | link | commenti (4)
categorie: bellezza, figli, fine, anoressia, cenere, amori finiti
mercoledì, 23 gennaio 2008

Con lo strabismo nel didietro

Nei sederi delle donne, si può scorgere l'ombra della loro origine.
Alcuni sono musicali. Come di antiche cortigiane.
Altri larghi e forti, da fattrici.
Oppure stretti, quasi efebici, come di danzatrici.
O ancora sfatti, da nomadi a cavallo, che hanno cucinato generazioni di tartare fra le gambe.
Ovvero duri e secchi, arcigni, da sciatrice di slalom, che fanno immaginare il coito retroverso come una ghigliottina.
L'antropologia dei sederi è arte raffinata.
Ma ha un grave difetto di carattere pratico: non può essere esercitata palesemente.
Queste sono tutte osservazioni prese a prestito.
Da un imbarazzante voyeur strabico ogni oltre misura.
A tal punto, da sostituire l'osservazione alla pratica.
Quella pratica che prende l'avvio in cene ed aperitivi piuttosto complessi da gestire senza riuscire a guardare il proprio oggetto del desiderio se non con acrobazie pupillari che lasciano sempre il dubbio di cosa il disgraziato stia fissando.
postato da: ProfStanco alle ore 09:23 | link | commenti (7)
categorie: donne, bar sport, bellezza, goliardia
giovedì, 17 gennaio 2008

Giulia

Giulia ha quarantotto anni.
Forse quarantanove.
E' stata bella.
Molto bella.
Adesso dimostra sessantanni.
Dimostra sessantanni portati bene.
E' invecchiata male, Giulia.
Molto male.
Appena sposata ha comprato un appartamento.
Un appartamento molto bello.
In un condominio molto borghese.
Era sposata.
Con un banchiere.
Una bimba molto bella.
Una di quelle bimbe che sembrano nate per essere belle.
Non è passato molto tempo.
Suo marito è andato via.
Giulia non lavorava.
Era solo bella.
Ha cominciato a lavorare.
Un lavoro che gonfia le gambe.
La pedicure a domicilio.
Una borsa pesante ed i piedi degli altri sulle sue gambe.
Calli e duroni.
Non è riuscita a pagare la casa.
L'ha venduta.
E' andata via.
Senza saluti.
Era diventata più simile al portiere che agli altri condomini.
Un peccato che non si perdona.
Un peccato che si paga con l'invisibilità.
Anche la figlia è andata via.
Insieme alla casa.
E' tornata con il padre.
Fa male adesso incontrarla in un cinema.
Fermarsi a parlarle.
Trovare nel suo sguardo la gratitudine di essere riconosciuta.
Trovare nelle sue parole lo stupore di essere considerata.
Anche solo in quelle poche chiacchiere che separano due persone civili dall'inizio di uno spettacolo.
postato da: ProfStanco alle ore 13:48 | link | commenti (5)
categorie: donne, bellezza, amori finiti, anziane ragazze
sabato, 12 gennaio 2008

Il giardino segreto delle donne

Il giardino segreto delle donne è al centro delle loro gambe.
Segreto.
Perché proibito.
Proibito.
Perché segreto.
Ne sono giardiniere attente.
La forma di questo giardino svela molto.
Può essere denso.
Quasi una foresta pluviale.
Egualmente selvaggio ed impenetrabile.
Oppure rado.
Come una brughiera.
Dolce del sapore dell'erba al mattino.
Ma può anche essere un deserto.
Senza neppure un filo d'erba.
Attentamente ripulito.
Nel primo, la giardiniera è orgogliosa della propria natura.
La rispetta.
Nel secondo, la giardiniera si coltiva.
Come un giardino all'italiana.
Segue i propri contorni.
Li addolcisce.
Ma lascia sempre il seme della natura selvaggia.
Nel terzo, la giardiniera abbandona la propria natura.
La doma completamente.
Quasi a trasfigurarvi il suo pensiero.
Sempre la bellezza di un giardino segreto è l'animo del suo giardiniere.
postato da: ProfStanco alle ore 13:13 | link | commenti (8)
categorie: amore, donne, eros, sesso, bellezza
mercoledì, 19 dicembre 2007

Un amico

Di solito, gli amici si incontrano nella adolescenza.
E' facile innamorarsi di un animo nel momento in cui il nostro spirito sta cercando di comprendere il mondo.
E' molto più difficile scoprire una amicizia da grandi.
Si è più diffidenti.
Il mondo che da piccoli ci sembrava infinito rientra sempre più velocemente nelle pareti delle nostre case.
Occorre coraggio per trovare un amico da adulti.
E' difficile e meraviglioso.
C'è nell'amicizia, al centro dell'amicizia, una sorta di motore immobile.
La capacità di stupire l'altro con il proprio animo.
Così  può succedere che un amico, una persona di cui si è innamorati nel senso più tenero della parola ed al quale il mondo sta crollando addosso, pensi al fatto che è tardi e che devi tornare a casa.
Si preoccupi di te.
Senza pensare al suo dolore.
Ma spiegandoti che cosa significa l'amicizia.
postato da: ProfStanco alle ore 08:47 | link | commenti (4)
categorie: amici, amicizia, bellezza
mercoledì, 12 dicembre 2007

Trenta chili

La solita stanza bianca che si sforza di essere accogliente: mobili colorati da cure palliative. Lei ha quarant'anni. Fissa il vuoto. E' sola. Aspetta. Magra di una denutrizione malata che l'ha resa evanescente. Trenta chili per un metro e settanta. Cerchi di sorridere ai suoi occhi mentre ti oltrepassano. Ti accorgi di conoscerla. La conosci. Conosci i suoi figli e anche la sua antica bellezza. E le usi la pieta' di cambiare stanza.
postato da: ProfStanco alle ore 14:07 | link | commenti (11)
categorie: amici, bellezza, figli, fine, anoressia