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In partenza.
Lo zio Omero catalogato fra le chiamate deviate automaticamente su una linea morta.
Meglio non rischiare.
In borsa, Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino.
Destinazione un porto greco - Kavala - a 112 miglia dallo stretto dei Dardanelli, dove il Mediterraneo incrocia il Bosforo.
Rollins plays for Bird nell'Ipod.
Strana colonna sonora.
L'aereoporto e' quello che appare un hub di provincia, senza connessioni wi-fi.
Io sono inchiodato ad una sedia, confuso fra anziani diretti (o destinati?) a Nizza.
Piove.
Un verso mi ossessiona:
Se venissero a prenderci il cuore, ci troverebbero insieme.
Lo applico a questi anziani.
Lo cerco nei loro occhi.
Senza alcun divertimento.
Stiven ha i piedi particolarmente lunghi.
Quando era piccolo, sua madre, che lo vedeva con gli occhi di madre, diceva: No, è normale, è solo che ha i piedi un pò troppo lunghi.
Non è cresciuto bene.
Per nulla.
A partire male, ci aveva pensato da solo.
La sfortuna ha pensato al resto.
I suoi genitori sono morti quando aveva quattordici anni.
Lui è rimasto con un fratello di una venticinquina di anni.
Si è appassionato ai baracchini: ci passava le giornate.
Intere giornate a urlare dentro una radio, senza accorgersi che il suo tono di voce, il suo modo di accavallare le parole, il suo modo di inciampare nei discorsi senza più riuscire a rialzarsi lo rendeva grottesco.
L'inverno capitava che il fratello avesse bisogno della casa libera per ragioni di carattere sentimental-igienico e Stiven veniva chiuso in terrazza, a notti intere, con la sua radio, a far finta di essere felice, che tutto andasse bene.
Ha trovato lavoro come facchino.
In un albergo di penultima categoria.
In estrema periferia.
Uno di quegli alberghi che le prostitute vicino al fondo della loro scala merceologica usano per incontrare i clienti.
Sitven è diventato un puttaniere convinto.
Con la sua bocca perennemente aperta, un filo di saliva che scende verso il mento, i capelli unti, la pelle piena di brufoli.
Sempre più grottesco.
E' diventato difficile frequentarlo.
Parlava solo delle sue amiche.
Ci metteva ore e donava una angoscia terrificante.
Si è trasformato nella polvere che una colf pigra nasconde sotto il tappeto.
Invisibile.
Stiven adesso è in prigione.
Dicono che abbia violentato una bambina.
Non è improbabile.
Ieri, in centocinquantamila, hanno marciato anche contro di lui.
Forse non lo meritava.
Forse continua ad avere bisogno di una riflessione un pò più approfondita.
Forse se la sua mamma non avesse pensato che il suo problema fossero i piedi troppo lunghi, se qualcuno la avesse aiutata a capire quel figliolo sfortunato, se il fratello fosse stato un pò meno crudele, Stiven adesso sarebbe una persona ragionevolmente felice.
Ieri mi hanno scritto dall'Australia.
Mi ha scritto uno dei miei migliori amici.
E' più giovane di me.
Non troppo.
Ma è più giovane.
Lo ricordo poco più che bambino.
In quei momenti in cui pochi anni separano un ragazzo da un uomo.
Ricordo una notte passata a parlare di tutto e di nulla.
Una orrenda bottiglia di grappa alla ruta che finimmo.
E che restituimmo per intero insieme ai nostri succhi gastrici.
E' una di quelle persone in cui si può avere fiducia.
Incondizionatamente.
Persone rare.
E' partito per l'Australia.
Ha deciso di emigrare.
Con la cartella di cartone di chi ha bisogno di realizzare i propri sogni.
Forse, nemmeno i suoi sogni.
Ma i sogni di sua moglie: giovane architetto in cerca di impiego, con una concreta prospettiva da desperate housewife.
Lui, in fondo, i suoi sogni li poteva realizzare anche da noi.
E' un sistemista bravo e preciso.
Mi manca, anche se non ci sentiamo quasi mai.
Mi manca la sua dolce ingenuità.
Ed ammiro il suo coraggio.
Il coraggio di partire lasciando tutto alle spalle.
Per cercare lavoro.
Senza nessuna certezza, se non quella che se le cose vanno male sarà difficile ritrovare quello che si è lasciato.
Mi ha scritto che Sidney è un incrocio fra il centro di NY e l'america anni 50 di Paris Texas.
Quella america che Wenders ricostruisce come se tutto si fosse fermato negli anni 50.
E penso spesso a lui, nella speranza che i suoi sogni si avverino.
Ma per davvero.
Mio fratello è un cavaliere del santo sepolcro.
Io ho fatto solo il boy scout.
Mio fratello va in chiesa tutti i giorni.
Io ci accompagno le mie bimbe quando è inevitabile.
Mio fratello inizia a leggere il giornale dai necrologi.
Io li sfioro solo per controllare se sono ancora vivo.
Mio fratello aveva una moglie che lo ha lasciato perché a letto leggeva famiglia cristiana.
Io a letto leggo solo fumetti e saggi storici.
Mio fratello dorme con tutte le finestre tappate.
Io lascio tutto aperto perché voglio vedere il sole che sorge.
Mio fratello si sente molto importante ed anche i suoi amici se ne sono accorti, decidendo di scomparire con mossa sincrona.
Io cerco di stare con tutti e mi diverto a girare con persone improbabili.
Mio fratello porta sempre la cravatta.
Io, solo con le scarpe da ginnastica.
Mio fratello ha cinquanta anni e vive con gli anziani genitori dal dì della separazione.
Io sono uscito di casa a ventitre anni e non ci sono più tornato.
Mio fratello passa le sue giornate a controllare il suo conto in banca.
Io non ho idea dei miei risparmi: so solo di spendere tutto quello che ho nel portafoglio e di scaricare almeno una carta di credito al mese.
Eppure passo ogni giorno della mia vita a cercare di volergli bene.
A fortune alterne.