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un professore di diritto costituzionale che scrive un blog che non dovrebbe occuparsi di diritto costituzionale

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giovedì, 24 luglio 2008

Elemosine

HomelessUn povero cerca il sole durante l'inverno.
Quell'ultimo calore che consente alla notte di trovare il mattino.
Ed al mattino di allontanare la morte.
Di spostarla un po' più in là.
Il povero che uno si immagina è quello.
L'immagine nitida di un sorriso steso al sole in una mattina pungente.
Sottovento ad una panchina.
Ma ci sono poveri che fanno più male.
C'è il carcerato cui muore la madre.
Un ergastolo che si trasforma in un permesso di tre giorni.
Senza soldi.
Senza sapere più nulla della realtà di fuori.
--> Cosa devo fare?
--> Non ho più nessuno.
--> Non so nemmeno dove mangiare...
Tu distratto che ascolti la suora che gli risponde: Ma non si preoccupi, qualcuno penserà a lei.
E va via.
Nella solitudine fatta di neon di una corsia di ospedale.
Resta fermo.
Immobile.
Appoggiato al muro dell'obitorio.
Al freddo del muro dell'obitorio.
Ripete:
--> E ora cosa devo fare? Lo so io cosa devo fare: prendo uno a ceffoni e mi fo riportare in galera. Che non mi possono mica fare nulla. Che l'ergastolo me l'hanno bell'è dato. Che non è possibile che non pensino che uno che esce dopo quindici anni non sa più nulla, che ha bisogno di essere accompagnato, che fuori non si rinviene più, che dentro non si sta mica male, che ci sono persone buone e cattive come fuori, ma è tutto più facile.
Tu distratto che vai via, dopo essere arrivato per sbaglio in quel corridoio.
Lasciando una elemosina che sembra una mancia.
C'è anche il tuo amico di infanzia che è diventato povero.
Povero con un lavoro da 2000 Euro.
Povero per 1000 Euro di mutuo da pagare per la casa che è restata alla moglie e ai figlioli.
Povero per 500 Euro di alimenti e la metà delle spese sanitarie e di istruzione.
Povero che non ha i soldi per comprare le scarpe da scoglio ai bimbi.
Forse è questa la povertà che fa più male.
venerdì, 13 giugno 2008

Nick Cave e la montagna solitaria

NIck CaveUn concerto.
Bello.
Forse più bello di altri.
Forse, no.
Sicuramente una strana atmosfera.
Un concerto di fine maggio in un parco mediceo.
Pioggia.
Pioggia battente.
Insistente.
Pioggia a penetrare gli abiti.
Tiepida.
Piacevole.
Amici.
Gli amici di sempre.
Più Gesù.
Che nessuno vedeva da anni e che si è tagliato barba e capelli.
Fino a perdere il profumo da redentore che lo accompagnava un tempo.
Da redentore birichino.
Ma non era Gesù la persona che mi ha agguantato il cuore.
No.
Era un tizio enorme.
Solo.
Completamente solo.
Accanto a noi.
Grosso di quella grandezza imbarazzante che hanno certi giganti.
Solo di una solitudine un po' idiota.
Della solitudine di chi sa di essere idiota.
Che è una solitudine strana.
Irrimediabile.
Una solitudine che si scusa della propria stupidità.
C'è questo negli idioti, talvolta.
La consapevolezza dei propri limiti intessuta come una colpa.
Resta.
La montagna solitaria.
Molto più di Nick Cave.
Più della pioggia.
Resta e fa male la sua elemosina di normalità.
postato da: ProfStanco alle ore 10:00 | link | commenti (4)
categorie: parole, tristezza, solitudine, stranalandia, cenere, elemosina
lunedì, 02 giugno 2008

Governare un rottame (Glossando Bukowski)

CarlettoIn Storie di ordinaria follia, da qualche parte, Carletto Bukowski scrive sul significato di governare un rottame.
Il racconto è tanto acido quanto duro.
Probabilmente corretto.
Lei è un rottame grasso.
Sporco.
Un figlio minorato.
Porta delle mutande azzurre di cotone rotte.
Carletto Bukowski spiega che il bello del trombarla sta nel senso di gratitudine che lei emana.
Grazie di accettarmi malgrado quello che sono diventata.
Un senso di gratitudine - temo - non particolarmente diverso da quello che lo stesso Carletto proverà per la ninfetta della foto.
In ogni caso, gli esperti sostengono che governarsi le brutte può dare molte più soddisfazioni che rigovernarsi le belle.
E' una soddisfazione che mi è mancata sinora.
Non mi va di sentirmi addosso la gratitudine di nessuno.
mercoledì, 21 maggio 2008

Sulla legge c'è divergenza

Eurostar
Il prezzo degli eurostar è davvero incongruo.
Andare e tornare da Firenze a Roma costa quanto un mese e mezzo di abbonamento fra Pisa e Spezia.
Il mondo dell'eurostar è un mondo di pendolari che cercano di trasformare la sfiga in lusso, più simile ad un aereoporto senza turisti che ad una stazione ferroviaria.
Sugli eurostar, si finisce per conoscersi.
Di vista.
Perché nessuno si presenta.
Vi è una sorta di physique du role.
Tipo con il gessatino di ordinanza e portatile spalancato come il tesoro di Aladino.
Caia con il tailleur modello Pulita e lavata non sembra nemmeno usata.
Il politico vestito da politico che agita rolex e cellulare come se fossero lo scettro di un re taumaturgo.
Etc.
Trovarsi seduto davanti un giovane dall'accento partenopeo senza né computer né blackberry suona inquietante.
Ancora di più quando cerca di parlare e chiede razione doppia di salatini, due bicchieri di coca cola ed un caffè.
Ma lo fa.
E sarebbe di cattivo gusto interessarsi a lui.
Fuor di luogo.
Il controllore dell'eurostar finge di essere un maitre.
Chiede i biglietti come se fossero martini cocktail.
Arrivato al giovane, si sente rispondere:
Ma che vuole questo? Io sono onesto! Il biglietto non l'ho fatto. Mica come questi che non campano con tre figli e uno stipendio da 1.050Euro!
Il maitre cerca di restare imperturbabile.
Dice che deve fare la multa.
E' la legge, sottolinea.
Il tipo non si lascia scoraggiare: Sulla legge, c'è divergenza....
Forse, non in questo caso.
La legge non sa comprendere chi ha 1.050Euro per campare tre figli.
E, forse, poteva anche evitare la prima classe.
postato da: ProfStanco alle ore 18:01 | link | commenti (5)
categorie: bar sport, stranalandia, dignitĂ , elemosina, sculaccioni
mercoledì, 16 gennaio 2008

Il volto dello spirito maligno

Guido Calabresi introduce ai suoi studenti il mistero della responsabilità civile (quali sono i criteri che guidano il risarcimento del danno) con una fiaba: se improvvisamente apparisse uno spirito maligno e vi chiedesse chi è disposto a sacrificare diecimila giovani vite ogni anno in cambio di un dono per l'intera umanità, chi accetterebbe questo dono?
Pare che nessuno degli studenti di Calabresi sia disposto ad accettare il dono dello spirito maligno.
Eppure è quello che facciamo ogni giorno salendo in macchina: accettiamo il rischio di uccidere o di essere uccisi per una comodità che assomiglia molto al dono di un dio malvagio.
Ratan Tata ha il volto del dio malvagio di Calabresi. Eccolo:
rnt_1_lakh_carPrima di tutto, la sua macchina, una concept car, carina, terzomondisticamente desiderabile, come il computer portatile di Negroponte o la radio a manovella dell'Unicef, costa centomila rupie che non arrivano a contare duemila euro, e può essere acquistata da molte persone che prima dovevano accontentarsi di una macchina usata.
In questo modo, Ratan Tata diffonde il dono della macchina dove prima erano solo motorini.
O meglio: diffonde il dono della macchina nuova dove prima erano solo macchine usate.
Non solo.
Per poter fare questo dono, Ratan Tata ha industrializzato una parte importante del Bengala: la sua macchina può essere un dono perché il lavoro necessario a confezionarla costa poco. Secondo gli slogan dei suoi avversari, la Tata Nana è una macchina carrozzata con il sangue degli operai.
Forse, tutto questo non è vero.
Forse, Tata merita di essere considerato un magnate buono.
In ogni caso, criticare il consumismo degli indiani dal nostro punto di vista è ipocrita: le nostre biciclette sono una scelta in alluminio iperleggero, le loro hanno la pesantezza di quelle dei nostri nonni, per i quali la seicento fu una liberazione assai più piacevole delle lotte partigiane.
martedì, 16 ottobre 2007

Lazzaro

Via dei Servi congiunge il Duomo a piazza SS. Annunziata.
È stata a lungo fiumiciattolo, credo fosse il Mugnone, ed alimentava il fossato che circondava la prima cerchia muraria.
Oggi è una strada che si affaccia sulla Cupola del Duomo, che attraverso di lei riesce a guardare Fiesole, e sulla meravigliosa razionalità dello Spedale degli Innocenti, dove la pietà educava gli orfani al bello prima di restituirli alla strada.
La Rotonda è a pochi passi dall’incrocio di via dei Servi con via Alfani.
Come dire: tre delle opere più significative del rinascimento e del suo architetto sono intorno a questa strada.
Che si apre da nord a sud e guarda la Rotonda ad est.
Via dei Servi si chiama così perché era la strada che percorrevano i Servi di Maria, monaci agostiniani, a lungo maltollerati dalla città, Firenze è sempre stata abbastanza allergica ai santi, quando tornavano a Monte Senario, nel loro eremo, sulla via che porta a Faenza.
Talvolta, al mattino presto, è ancora possibile vedere il saio nero di qualche monaco che si sposta fra la Basilica ed il Duomo.
Vi è in via dei Servi una certa poesia, fatta di case ottocentesche, ragionevolmente dignitose, di qualche esercizio storico, come quello in cui da oltre centocinquant’anni si fanno e si vendono spazzole e dove si può ancora trovare la crema da barba “sciolta”, ovvero da acquistare a peso.
Per motivi stravaganti, che non è facile indagare, forse per caso, via dei Servi è diventata la casa di Lazzaro. Lazzaro è un barbone che trascorre le sue giornate accucciato su una sedia a rotelle, dove il marciapiede si slarga per fare spazio al Provveditorato regionale per le opere pubbliche, con accanto, per terra, un cartoccio di vino o una birra da muratore. Sudicio di quello sporco che una strada ti incolla addosso, quando sei diventato una parte del marciapiede. Soprattutto, però, Lazzaro non è completamente fedele alla sua sedia a rotelle. La usa. Ci si muove. Ma spesso si alza. Per lavarsi, andare a comprare le sigarette, il vino, la birra, qualcosa da mangiare – penso, ma non l’ho mai visto mangiare. La sedia a rotelle di Lazzaro è una sorta di poltrona con le ruote. Un residuo di casa che si porta dietro, come altri si portano dietro coperte e scatoloni, valigie e zaini, carrelli della spesa e dell’aereoporto.
Lazzaro fa gente.
Intorno a lui ci sono sempre altri barboni e lui si alza, offre la seduta della sedia a rotelle, la presta a chi vuole andare a chiedere l’elemosina, quando non ne ha voglia. Credo che il canone sia mite ed in ogni caso ho visto almeno tre diversi barboni chiedere l’elemosina con la sedia a rotelle di Lazzaro.
Lazzaro ha un nemico: lo spazzino che ogni mattina, fra le sette e le otto, lava le strade. È un tipo lombrosiano, la barba malfatta, ispida, sul genere Gambadilegno, gli occhiali spessi, tenuti insieme con lo scotch, una ms in bocca. Lo spazzino ha una piccola autobotte: un ape travestito da autobotte. Dietro, c’è un rullo con una quarantina di metri di tubo di gomma, che finisce in una pompa a pressione. Lo spazzino impugna la pompa a pressione come se fosse un supereroe. Ferma sempre l’ape abbastanza lontano da Lazzaro e si avvicina circospetto. Se Lazzaro dorme, lo spazzino, quando arriva a cinque o sei metri, apre la pompa al massimo getto, lo schizza di acqua e lisoformio (quel lisoformio grezzo che ammorba i gabinetti dei treni) e gli urla “alzati, sudicio, che cammini”. Lazzaro si scuote il vino dalle palpebre, si alza, cerca di salvare le sue cose dall’acqua. In silenzio.
Un silenzio pieno di dignità.
postato da: ProfStanco alle ore 12:07 | link | commenti (1)
categorie: firenze, dignitĂ , anziani, barbone, elemosina
martedì, 09 ottobre 2007

Chi li ha sciolti? (primo)

Chi è che anche stamani ha sciolto:
-   i vigili urbani a cavallo, che non hanno mai capito di non essere a Central Park,
-   le vigilesse con le calze a rete, che sacrificano le loro vene varicose sull'altare di una seduzione grottesca,
-   quelli con il banchetto delle firme contro la droga: "yur sigg againss droccs" che continuano a devastarmi la quiete del basso ventre senza capire che non sono inglese,
-   il barista che si sente in dovere di narrare la composizione del menu serale e la sua contemplazione notturna del dio gaviscon, come se me ne fregasse qualcosa,
-   il banchiere, un banchiere vero con dodici cognomi, che prima ti saluta deferente e poi si gira verso il mendicante che gli chiede l'elemosina con un "basta, hai rotto i coglioni", che non sfigurerebbe in una commedia in vernacolo,
-   il furbetto con il cartello da invalido che posteggia in pieno divieto di sosta ed in palese zona blu per scaricare una sacca da  golf di Luis Vuitton,
-   l'anziano invalido con il cappellino da baseball d'ordinanza che guida semidisteso, gli occhi a fanale appena al di sopra del volante, e cerca di centrarti, costringendoti a fare la figura del toro, davanti ad un corteo di turisti giapponesi che non si esumano da scattare fotografie?
postato da: ProfStanco alle ore 08:45 | link | commenti (1)
categorie: dio , firenze, anziani, barbone, zingari, elemosina
mercoledì, 12 settembre 2007

Lavavetri - La seconda ordinanza

La prima è rimbalzata su un procuratore della repubblica.
Insistono.
Con una puntigliosità degna di miglior causa.
Di certo in centro sono scomparsi gli zingarelli.
Non ti fermano più per chiedere l'elemosina.
Ma dove sono finiti?
Dove abbiamo nascosto questo problema?
C'è una strana ostinazione elettorale nel voler togliere alla destra il primato dell'ordine pubblico.
Come se la nostra costituzione non avesse volutamente ignorato questa parola.
Troppo densa del significato di un ventennio che si cercava di dimenticare.
postato da: ProfStanco alle ore 14:23 | link | commenti (1)
categorie: zingari, lavavetri, elemosina