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un professore di diritto costituzionale che scrive un blog che non dovrebbe occuparsi di diritto costituzionale

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venerdì, 14 marzo 2008

Chi li ha sciolti? (Canne e professori)

8057_0Il disgraziato si è fatto beccare in classe mentre fumava una canna.
O meglio mentre fumava un qualcosa che chi girava il video diceva essere una canna.
E' possibile capirlo.
Fa parte dell'essere professori cercare la comprensione e la popolarità.
Ma è giusto?
Puoi educare ignorando le regole della istituzione di cui fai parte?
Puoi fumare in classe?
Non una canna, ma anche solo una muratti, se esistono ancora?
No, è vietato.
Lo vieta l'istituzione di cui fai parte.
Non puoi farlo, perché mangi di quelle regole.
Ma si può anche dire che la violazione delle regole elementari può diventare un modo per stabilire un dialogo educativo più profondo.
Per conquistare una fiducia che consente discorsi più importanti.
Non lo so.
Di sicuro, preferisco il disgraziato che ha bisogno di farsi le canne per guadagnarsi un po' di popolarità allo stronzetto vestito di lebole, con stivaletti fibbiati e cernierati, che stamane si lamentava a voce alta dei suoi studenti medi: Scopiazzano senza capire, come se noi siamo scemi.
Fossimo - demente - fossimo, non mi sono potuto esumare dal correggere.
lunedì, 29 ottobre 2007

I sogni del convegnista

Talvolta il convegnista sogna.
In questo caso, pare che abbia sognato del suo - involontario e riluttante - maestro.
Un sogno assolutamente imbarazzante.
Ha raccontato di aver sognato di essere nella piazza di un paese medioevale.
Avrebbe spiegato le sue ultime teorie sul principio di laicità dello Stato o sul ruolo di arbitraggio svolto dalla Corte costituzionale nella decisione dei conflitti intersoggettivi e avrebbe conquistato la totale ammirazione intellettuale del maestro che lo avrebbe baciato sulla bocca.
Un bacio molto pandemico.
Si sarebbe ritratto, gridando allo scandalo e cercando l'aiuto della folla contro il novello girolimoni.
Successivamente, avrebbe offerto un pactum sceleris che aveva per oggetto lo scambio della sua discrezione con la generosità accademica del tristo figuro.
L'ingenuità del convegnista ha deciso di raccontare il suo sogno ad una dottoranda che ha, come d'uso e d'obbligo, raccontato subito tutto al diretto interessato, all'evidente scopo di guadagnare qualche scalino nella strada del successo universitario.
Per quanto riguarda il diretto interessato, non è ancora riuscito a chiudere la bocca rimasta aperta in uno  sbadiglio di stupore: essere diventato un  girolimoni onirico è davvero una singolare scocciatura.
sabato, 29 settembre 2007

Girolimoni

Non so quasi nulla di Girolimoni.
Solo una immagine rubata ad un film.
Un uomo su una carrozza in mezzo alla folla che urla e beve da un fiasco di acido muriatico.
Credo fosse un poveretto - un oste, un carrettiere, un emarginato? - che si trovò ad essere prima accusato ingiustamente di un delitto vergognoso eppoi scarcerato.
Ho negli occhi un uomo che dopo avere visto che cosa i suoi simili - il mare di patate animate descritto da Palazzeschi nel processo all'omino di fumo - potevano diventare si rifiuta di vivere.
Mi è rimasta l'ammirazione per la magistratura: chi accetta il peso di sorreggere una accusa che si può rivelare ingiusta, di esprimere una condanna che può essere sbagliata, merita la mia massima considerazione.
Non riuscirei mai a sostenere il peso del giudicare. Fatico a fare gli esami, figurarsi se riuscirei a decidere della libertà di un uomo.
Girolimoni mi è tornato in mente non solo perché uno dei miei migliori amici mi chiama sempre così quando guardo una ragazza più giovane dei miei quaranta anni.
Non solo perché provo nostalgia per questo mio amico e per tutta la nostra adolescenza consumata ad interrogarci sul perché le ragazze della nostra età considerassero solo i ragazzi più grandi di noi, mentre a noi le bambine non piacevano.
Ma per una conversazione rubata su un treno.
Lui, un magistrato di provincia, molto stimato: Non sai cosa mi è capitato.
L'amico: Cosa ti è successo?
Il giudice: una donna, disperata, si è rivolta ai carabinieri: il padre, anziano, molestava le figlie minorenni
L'amico: Accidenti!!
Il giudice: una situazione di povertà, emarginazione ai limiti dell'assurdo: cinque persone in due stanze. Un casermone popolare. Promiscuità. Sporco. Un vecchio davvero laido. Le bambine dormivano con lui ...
L'amico: Che hai fatto?
Il giudice: Ho emesso una ordinanza con cui gli ho proibito di dimorare nel comune di residenza.
L'amico: Bravo
Il giudice: Dopo qualche giorno, si era subito prima della mia partenza per le vacanze, mi si è presentata la figlia. In lacrime. Non era vero nulla. Si era soltanto stufata del vecchio. Non lo voleva più in casa. Ma ora non sopportava il peso di averlo mandato via. Delle chiacchere dei vicini. Della sua disperazione. Del suo vagabondare, senza fissa dimora
L'amico: Bel tipino
Il giudice: Ho subito revocato l'ordinanza. Per fortuna
L'amico: Per fortuna?
Il giudice: Si, per fortuna: il vecchio si è ammazzato il giorno dopo, appena tornato a casa. Si è impiccato. Sai che casino se si ammazzava mentre era sottoposto alla mia ordinanza.
Mi sono alzato.
E Girolimoni ha cominciato a tornarmi in mente.
Con assiduità.
postato da: ProfStanco alle ore 11:12 | link | commenti (2)
categorie: giudici, processo, magistratura, girolimoni